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Varie - Sole e ustioni


                  Ustioni solari

                  Le lesioni cutanee dovute all'eccessiva esposizione al sole si
                  presentano con sempre maggiore frequenza: il fenomeno è in
                  gran parte dovuto al desiderio della gente di acquisire
                  un'"intensa" abbronzatura. La più frequente tra queste forme è
                  conseguenza dell'effetto fototossico, l'ustione da raggi
                  solari. Il fenomeno è determinato dai raggi ultravioletti (UV)
                  che rappresentano dal 3 al 5% della radiazione solare che
                  raggiunge la superficie terrestre. Fin dai primi anni '30, gli
                  UV erano stati suddivisi in tre gruppi, in base al diverso
                  effetto sui tessuti biologici: gli ultravioletti C (UVC), con
                  lunghezza d'onda compresa tra 200 e 280 nm; gli ultravioletti
                  B (UVB), tra 280 e 320 nm e gli ultravioletti A (UVA), tra 320
                  e 400 nm. Gli UVC, in genere, non raggiungono la superficie
                  terrestre in quanto sono trattenuti dalla fascia d'ozono, che
                  assorbe anche la metà degli UVB, mentre gli UVA attraversano
                  completamente l'atmosfera. In condizioni normali, nessun
                  raggio UV con lunghezza d'onda inferiore a 290 nm dovrebbe
                  raggiungere la superficie del pianeta, ma esistono anche fonti
                  artificiali di UVC, come ad es., le lampade germicide, che
                  possono determinare danni ai tessuti. I vetri delle finestre
                  fermano gli UVB e gli UVC, mentre lasciano passare gli UVA.
                  Le ustioni da raggi solari sono caratterizzate clinicamente da
                  eritema, associato o meno ad edema (in rapporto al livello
                  d'assorbimento) che si manifesta a poche ore dall'esposizione,
                  raggiunge l'acme a 12-24 ore e inizia a scomparire dopo 72
                  ore, con l'inizio dell'iperpigmentazione cutanea, cui segue lo
                  sfaldamento delle cellule cutanee morte. La pelle eritematosa
                  appare calda e dolente; la successiva desquamazione determina
                  prurito.

                  L'intensità della reazione varia del semplice
                  arrossamento alla formazione di bolle, ovvero da un'ustione di
                  primo ad una di secondo grado. La gravità della lesione
                  dipende dalla quantità di UV assorbiti e dalla reattività
                  individuale: le persone dalla cute chiara si abbronzano meno e
                  soffrono maggiormente di reazioni ai raggi solari, mentre
                  quelle dalla pelle scura sono meglio protette. In ogni caso,
                  l'esposizione ad una dose eccessiva di UV può determinare
                  lesioni cutanee indipendentemente dal grado di abbronzatura.
                  Queste reazioni sono caratterizzate clinicamente dall'eritema,
                  che corrisponde alla vasodilatazione nel sottocutaneo, ma i
                  processi patogenetici dell'ustione da raggi solari sono molto
                  più complessi. A livello biochimico, subito dopo l'esposizione
                  agli UV, si verifica il danneggiamento del DNA delle cellule
                  cutanee, con blocco della sintesi di DNA, RNA e
                  nucleoproteine. Segue una fase di riparazione del DNA, ma nei
                  casi in cui il recovering è insufficiente le cellule muoiono,
                  venendo successivamente eliminate per desquamazione.

                  Entro 24 ore dall'esposizione, si verifica la sintesi di DNA, RNA,
                  proteine e mitocondri, con proliferazione cellulare, che
                  raggiunge il suo picco a 48 ore, ma che può persistere anche
                  per una settimana o più. Successivamente si ha la sintesi del
                  pigmento da parte dei melanociti, con migrazione nelle cellule
                  malpighiane. In ogni caso, se gli UV sono stati in grado di
                  stimolare la pigmentazione, la quota assorbita dall'organismo
                  è tale da determinare lesioni nell'ultrastruttura cellulare.
                  Anche i lisosomi vengono danneggiati, con conseguente
                  liberazione degli enzimi in essi contenuti e formazione di
                  prostaglandine: questi fenomeni rappresentano ulteriori
                  fattori nella patogenesi dell'ustione da raggi solari. A
                  livello dermico si verifica infine il danneggiamento del DNA e
                  delle fibre di collagene. Quest'insieme d'eventi, e non la
                  pura e semplice vasodilatazione, costituisce quindi la base
                  fisiopatologica dell'ustione da raggi solari.
                  Gli UVB sono i principali responsabili di tali fenomeni: anche
                  gli UVA svolgono comunque un ruolo "sinergico" nella
                  determinazione del danno.

                  Gli UVA possono, da soli,
                  determinare eritema e pigmentazione cutanea (abbronzatura),
                  però la dose necessaria è 1.000 volte superiore a quella degli
                  UVB richiesti per ottenere un effetto lesivo equivalente. In
                  realtà, anche livelli minimi di UVA e UVB, pur non essendo in
                  grado di indurre l'eritema, provocano microlesioni a livello
                  cutaneo. L'esposizione agli UV può essere anche indiretta: le
                  superfici chiare, quali neve e sabbia, riflettono oltre l'80%
                  della radiazione incidente, mentre l'acqua (e il vapore) non
                  costituisce uno schermo altrettanto efficace. Infatti,
                  paradossalmente, ci si può ustionare anche stando immersi nel
                  mare o durante una giornata nuvolosa. Un ulteriore fattore di
                  rischio è rappresentato dalla quota sul livello del mare:
                  maggiore è l'elevazione, più alta è l'esposizione agli
                  ultravioletti. Si calcola che la dose di UVB assunti aumenta
                  del 4% circa per ogni 1.000 metri di quota, rispetto al valore
                  rilevato a livello del mare.

 

inserita da: il 22/02/2008

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