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Psicosomatosi
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Tumori benigni
Tumori maligni
Unghie malattie
Varie

Varie - Il trattamento della pelle disidratata

      Nell’ambito cosmetologico il problema della pelle disidratata è forse uno
      dei più sentiti. Tante le variabili da considerare per decidere il suo
      trattamento
      dott. Luca Castellani e
      dott. Giuseppe Zumiani, dermatologi

      La definizione di pelle secca rimane essenzialmente ancora basata su
      sensazioni soggettive empiriche, anche se recentemente numerose tecniche
      hanno introdotto accurati sistemi di misurazione dell’idratazione cutanea.
      Esiste, ovviamente, una grande variabilità individuale: alcune persone
      lamentano una costante secchezza cutanea, altre solo in particolari
      condizioni ambientali, altre ancora solo raramente accusano cute
      disidratata. La secchezza della pelle può variare da un minimo grado di
      desquamazione furfuracea, appena visibile sugli abiti scuri, fino a
      un’intensa xerosi con profonde ragadizzazioni. La caratteristica
      morfologica della secchezza cutanea è la "squama", un insieme di cellule
      corneificate impaccate alla superficie della pelle. Tale lesione
      verosimilmente viene a prodursi in seguito a un aumento del turnover
      cellulare epidermico forse dovuto a una stato infiammatorio subclinico. La
      cute disidratata favorisce la penetrazione di materiale esterno, con
      possibile insorgenza di forme flogistiche da contatto irritative o
      allergiche.


      Si nota la xerosi, un lieve stato infiammatorio, un’accentuazione dei
      microsolchi e delle pliche cutaneee. Questo tipo di cute è più facilmente
      aggredibile da agenti esterni, è più pruriginosa e può andare incontro a
      eczematizzazione.Le cause di pelle secca
      È a tutt’oggi in gran parte sconosciuto l’esatto meccanismo causale della
      disidratazione cutanea. Purtuttavia si può affermare che tre sono i
      fattori principali:
      La perdita di acqua dallo strato corneo. Se lo strato corneo è essiccato,
      la superficie cutanea risulta screpolata e squamosa. Basta una
      disidratazione del 10% per avere una grave alterazione della plasticità e
      dell’elasticità. Un’accelerazione del turnover cellulare epidermico,
      causato verosimilmente da stimoli irritativi cronici subliminali (come i
      raggi UV, l’esposizione prolungata a sostanze modestamente irritanti o
      allergizzanti, ecc.). Tali stimoli inibiscono una corretta
      differenziazione cellulare cheratinocitaria con conseguente alterazione
      della produzione della componente lipidica. Un danno di barriera è
      senz’altro il motivo più importante. Si assiste a una perdita dei lipidi
      intercellulari dovuta in genere a stimoli esogeni. L’acqua non viene più
      trattenuta dagli strati più esterni del corneo, con conseguente xerosi
      cutanea.

      Se è vero che un’alterazione dei cheratinociti produce un danno di
      barriera e conseguentemente una maggior perdita d’acqua transepidermica
      (TEWL), è anche vero che la TEWL dovuta a un danno di barriera causa
      alterazione del metabolismo cheratinocitario. Indubbiamente il clima
      influenza l’idratazione cutanea. In genere si può affermare che la xerosi
      è tanto più intensa quanto più sono basse la temperatura ambientale e
      l’umidità relativa dell’aria. Rimane comunque molto importante il fattore
      costituzionale. Infatti una cute costituzionalmente secca non sarà mai ben
      idratata anche se viene a trovarsi stabilmente in condizioni ambientali di
      temperatura e umidità ottimali.
      La secchezza cutanea può essere primitiva (cute fragile, senile, xerotica,
      atopica o ittiosica) o acquisita (esposizione ai raggi UV, al clima
      ventoso e secco, a sostanze chimiche aggressive, detergenti, solventi,
      cause iatrogene, ecc.). Esistono condizioni sicuramente predisponenti alla
      cute secca che sono:
      - un clima freddo e secco;
      - un contatto prolungato con l’acqua oppure brevi e ripetuti contatti con
      frequenti asciugature;
      - uso frequente di detergenti aggressivi che asportano il film
      idrolipidico di superficie e alterano la barriera cutanea;
       esposizioni ripetute alle radiazioni ultraviolette (che inducono uno
      stato flogistico di variabile intensità e ispessimento dello strato
      corneo);
      - la senescenza;
      - specifiche patologie cutanee (per es. gli stati ittiosici o atopici).

       Gli arti, specie inferiori, sono soggetti a secchezza anche notevole
      (probabilmente per problemi di circolo). Si nota la cute xerotica della
      gamba. Anche in questo caso si evidenzia uno stato infiammatorio
      subclinico (modesto eritema) con colorazione ocra-brunastra (deposito di
      pigmento emosiderinico).


      La pitiriasi alba è una condizione che frequentemente si associa a xerosi
      e a dermatosi con cute secca (per es. la dermatite atopica).La misurazione
      dell’idratazione cutanea
      La determinazione quantitativa dell’idratazione cutanea viene eseguita
      tramite tre principali metodiche:
      1) La misura della capacitanza elettrica. Tale metodica si basa sulla
      costante dielettrica della cheratina e dei lipidi epidermici, che è molto
      bassa rispetto a quella dell’acqua. Si deduce perciò che la costante
      dielettrica dello strato corneo è direttamente proporzionale rispetto al
      suo grado di idratazione. L’apparecchio deputato a tale rilevazione si
      chiama corneometro.
      2) La determinazione spettrofotometrica del contenuto di acqua. La
      metodica si basa sul fatto che gruppi di molecole a struttura dipolare
      vibrano se opportunamente stimolate. Queste vibrazioni sono specifiche per
      frequenza e per tipo di molecola e corrispondono a un ben preciso livello
      energetico di eccitazione. È possibile quindi identificare e quantificare
      i gruppi bipolari sulla base dell’area delle bande comprese tra i picchi
      rilevati dallo strumento.
      3) La misura della perdita transepidermica passiva dell’acqua (TEWL), che
      quantifica la continua evaporazione cutanea. Questa tecnica non valuta
      tanto l’idratazione, ma esplora l’efficacia dei trattamenti idratanti
      basati sull’occlusione. La TEWL è misurata tramite un evaporimetro. Il suo
      valore fisiologico si aggira tra i 2 e i 5 g/m-2/ora.

      Il trattamento della pelle secca
      Purtroppo l’uomo non può vivere in un ambiente costantemente favorevole
      all’idratazione della sua pelle. Al contrario si stanno diffondendo
      comportamenti e ambienti in contrasto con la naturale fisiologia cutanea
      (basti pensare al largo uso dell’aria condizionata). Perciò si impone il
      ricorso a prodotti cosmetici. Lo strato corneo, nella cute secca, va
      incontro a fenomeni di disidratazione, delipidizzazione e ispessimento
      (ipercheratosi). Un approccio per ripristinare la barriera cutanea è di
      includere nei cosmetici lipidi compatibili con quelli interstiziali del
      corneo (colesterolo, cerebrosidi, glicolipidi, ecc.). Non è però
      sufficiente aggiungere grassi alla superficie cutanea, ma è anche
      necessario stimolare le cellule epidermiche a sintetizzare lipidi che
      percolino a riempire gli spazi intercellulari dello strato corneo.
      Fig. 4
      La secchezza cutanea, quando estrema (per es. negli anziani) può essere
      foriera di gravi e diffusi stati

      Conclusione
      La ricerca dermocosmetica si è rapidamente evoluta soprattutto negli
      ultimi 50 anni. La disponibilità di molte sostanze emollienti ha reso
      possibile una grande crescita del settore "idratazione" nell’industria
      cosmetica. Le attuali tendenze portano a un recupero cosmetico della
      normale funzionalità cutanea, abbinando il desiderio di "bellezza" a
      effetti "medicamentosi" più significativi, come il ritardo del
      fotoinvecchiamento e la prevenzione foto-oncologica. Si è notato come
      recentemente siano stati messi a punto prodotti cosmetici funzionali che
      coniugano l’attività puramente idratante con azioni antiossidanti o
      antiflogistiche, grazie alla scoperta e all’utilizzo di molecole sempre
      più innovative.

      I FATTORI PIÙ IMPORTANTI
      Per comprendere la secchezza cutanea è necessario approfondire la
      conoscenza dello strato corneo e delle altre strutture importanti per
      l’idratazione cutanea: il film idrolipidico di superficie e la barriera
      cutanea.
      Lo strato corneo
      È un costituente epidermico sottoposto a notevole stress ambientale, che
      possiede numerose proprietà meccaniche, essendo alla base della funzione
      barriera della pelle. Una sua caratteristica è la capacità di fissare
      acqua, grazie alla ricchezza di alcuni componenti come il lattato di
      sodio, i mucopolisaccaridi, le esosamine, ecc. Nello strato corneo l’acqua
      si trova libera oppure associata, tramite legami idrogeno o covalenti,
      alle proteine (involucrina, loricrina, filaggrina) di membrana dei
      corneociti (per il 20%) e ai lipidi interlamellari (per il 30%).
      L’idratazione dello strato corneo è in costante equilibrio sia con
      l’ambiente esterno sia con il microambiente cutaneo sottostante. Grazie al
      suo progressivo disfacimento, lo strato corneo libera nell’interstizio
      molecole che, insieme ai componenti elaborati dalle ghiandole sebacee e
      sudoripare contribuiscono a formare l’ NMF (natural moisturizing factor),
      che rappresenta quindi un complesso di sostanze igroscopiche e
      idrosolubili contenute nell’interstizio intercorneocitario. L’NMF riveste
      un ruolo molto importante nell’idratazione, tanto che una sua carenza
      implica una perdita idrica nel corneo stimata attorno al 25% e una
      riduzione di elasticità del 66%. L’NMF è così costituito:
      - aminoacidi (40%);
      - PCA (acido pirrolidone carbossilico sotto forma di sale di sodio e
      potassio) (12%).
      È sintetizzato nell’epidermide a partire dall’acido glutammico;
      - acido lattico (presente come lattato di sodio) (12%); appartiene alla
      famiglia degli alfa-idrossi-acidi;
      - urea (7%): molecola a duplice azione: idratante a concentrazioni
      inferiori al 10%,
      cheratolitica a concentrazioni superiori. Il suo uso è però gravato da una
      modesta
      capacità irritativa;
      - NH-3, acido urico, glucosamina, creatinina (1.5%);
      - citrato (0.5%);
      - Na, K, Ca, Mg, Cl (18.5%);
      - zuccheri, acidi organici, peptidi, materiali vari non meglio definiti
      chimicamente (8.5%).
      Il film idrolipidico di superficie
      È prodotto dall’attività delle ghiandole sebacee, sudoripare e dalla
      perdita di acqua transepidermica. Scorre poi nei solchi della pelle fino a
      distribuirsi in modo più o meno uniforme, a seconda delle aree cutanee. È
      costituito da: sebo, detriti cellulari, sostanze di derivazione batterica,
      acqua e materiale esogeno. È indispensabile nel mantenimento
      dell’omeostasi cutanea perchè determina la resistenza agli agenti
      aggressivi ambientali (chimici o microbiologici) e contribuisce alle
      proprietà plastiche dell’epidermide.
      La barriera cutanea
      La pelle regola il passaggio di elettroliti e acqua verso l’esterno e
      previene l’entrata di sostanze esterne grazie a una sua azione di
      barriera. Essenziali per adempiere a questa funzione sono sia il contenuto
      cellulare dei cheratinociti, sia il materiale lipidico a loro
      inframmezzato. Quando una o entrambe queste componenti sono alterate, la
      funzione barriera viene meno e avviene un passaggio transepidermico di
      gas, sostanze chimiche ed elettroliti. L’alterazione di barriera porta a
      modificazioni cutanee incompatibili con lo stato di salute e si instaurano
      dermopatie di varia natura. La barriera della cute è spesso danneggiata
      anche da manovre quotidiane (come lavaggi ripetuti) o da lavori in ambiti
      professionali a rischio (imprese di pulizia, chimici, sanitari, ecc.).

      I TRATTAMENTI SPECIFICI IDRATANTI
      1) Umettanti: aumentano la ritenzione di acqua dall’esterno nel corneo
      1) l’NMF
      2) i polioli: sono piccole molecole con numerosi gruppi idrossilici
      (idrofilici) fortemente igroscopiche. Comprendono il glicerolo, il
      sorbitolo e il glicole propilenico (quest’ultimo possiede capacità
      idratante a concentrazione inferiore al 10%, cheratolitiche se a
      concentrazione superiore al 40%);
      3) macromolecole che, pur non penetrando nel corneo a causa del loro peso
      molecolare, sono fortemente igroscopiche e formano un film semipermeabile
      di superficie;
      glicosaminoglicani (GAG): si trovano naturalmente nella sostanza
      fondamentale di tutti i tessuti connettivi (cartilagini, derma, ecc.),
      dove formano gel idrati. Possiedono un grande numero di gruppi idrossilici
      che conferiscono loro ottime capacità di trattenere acqua. Comprendono
      l’acido ialuronico e il condroitin solfato, che sono polisaccaridi;
      collagene e elastina: sono le strutture proteiche più importanti dei
      tessuti connettivi (compreso il derma). Queste proteine sono di solito
      usate in forma denaturata o idrolizzata, assumendo proprietà igroscopiche;
      DNA, la cui idrofilia deriva dall’abbondanza di gruppi fosfato. È usato in
      cosmetologia in forma denaturata e parzialmente idrolizzata;
      liposomi: sono piccole vescicole di 50-500 nm. di diametro circondate da
      una o più membrane a doppio strato di fosfolipidi. All’interno si trova
      materiale in fase acquosa. Un’ulteriore evoluzione è rappresentata dai
      niosomi, dove i fosfolipidi di membrana sono costituiti da lipidi
      amfifilici non ionici di sintesi. I liposomi hanno elevata affinità per lo
      strato corneo e apportano una profonda idratazione grazie alla somiglianza
      delle loro membrane con il cemento intercorneocitario epidermico.
      2) Filmogeni: riducono la perdita idrica transepidermica mediante un film
      occlusivo lipidico.
      Sono costituiti da sostanze variamente oleose che agiscono producendo
      indirettamente una impermeabilizzazione della superficie cutanea e
      impedendo così la perdita d’acqua nell’ambiente esterno (perspiratio
      insensibilis). Si ottiene, in altre parole, un’idratazione "endogena".
      Sono fondamentalmente emulsioni olio in acqua (O/A) o acqua in olio (A/O).
      Dopo la loro applicazione la fase acquosa evapora e la restante fase
      oleosa forma un film più o meno occlusivo sulla superficie cutanea,
      riducendo conseguentemente la perdita transepidermica di acqua. Ovviamente
      le emulsioni A/O sono le più oleose e le più occlusive. Recentemente sono
      state sviluppate emulsioni plurifasiche O/A/O e A/O/A, con proprietà
      idratanti maggiori rispetto alle formulazioni tradizionali. La fase oleosa
      delle emulsioni può comprendere:
      idrocarburi: vaselina, paraffina, peridrosqualene;
      siliconici;
      oli di derivazione animale o vegetale;
      alcooli grassi (stearico, palmitico);
      cere: sono esteri di acidi e alcooli grassi a lunga catena;
      lanolina, secreta dalle ghiandole sebacee della pecora, è un complesso di
      esteri e poliesteri.
      3) Molecole cosmetologicamente attive naturali o di sintesi
      Sono sostanze che vengono continuamente aggiornate sulla base di ricerche
      specifiche, ma anche di pressioni di mercato e di domanda da parte dei
      consumatori. Alcune molecole sono state studiate farmacologicamente con
      trials clinici e la loro efficacia è stata dimostrata. Per altri composti,
      purtroppo, valgono solo considerazioni empiriche-popolari senza alcun
      fondamento scientifico e si trovano al di fuori della cosiddetta evidence
      based dermatology. Stati estremi di cute secca, sconfinanti con le
      ipercheratosi, possono essere trattati con sostanze cheratolitiche quali:
      alfa-idrossi-acidi: acidi organici che includono l’acido lattico,
      glicolico, malico, tartarico, citrico, gluconico, mandelico, salicilico.
      Queste molecole hanno proprietà idratanti a basse concentrazioni e
      riducono la coesione corneocitaria alla base dello strato corneo. A
      elevate concentrazioni predomina l’azione cheratolitica, con effetto negli
      strati epidermici più profondi e anche nel derma papillare e reticolare;
      glicole propilenico
      urea.
      Altri ingredienti cosmetologici di comprovata efficacia.
      Cera d’api. Numerose le specie di api in grado di produrre cera: Apis
      mellifera, cerana, dorsata, laboriosa, florea, andreniformis. La cera è
      costituita da più di 80 diverse sostanze definite cromatograficamente. Si
      presenta come una sostanza grassa, molle, untuosa, di odore gradevole; è
      frequentemente utilizzata in dermocosmesi per preparati utili per la cute
      xerotica. Dalla cera d’api è stata recentemente estratta una miscela di
      alcooli a alto peso molecolare denominata D-002 che, tra i suoi componenti
      principali contiene il triacantolo. In studi sperimentali su ratti è stata
      dimostrata una modesta attività anti infiammatoria del D-002 se tale
      composto viene somministrato per bocca, effetto verosimilmente mediato dal
      leukotriene B4.
      Acido glicirretico: è una sapogenina derivata dalla radice della
      liquirizia. Possiede capacità antiflogistiche, tanto che studi clinici
      controllati ne hanno dimostrato l’efficacia nel trattamento di forme
      eczematose subacute-croniche.
      Butirospermum: ottenuto dai semi del Butyrospermum parkii; è un insieme di
      sostanze oleose con proprietà emollienti e antiflogistiche.
      Bisabololo: è un estratto essenziale dell’olio di camomilla, dotato di
      effetto anti infiammatorio.
      Allantoina: chimicamente definita come 5-ureido-idantoina, è una diureide
      dell’acido gliossilico. è strutturalmente correlata con l’urea, con cui
      condivide gli effetti cosmetici. È presente nel liquido allantoideo,
      nell’urina fetale, in molte piante e nelle urine di molti mammiferi (con
      esclusione dell’uomo e delle scimmie antropomorfe). È la sostanza attiva
      nella terapia larvale. L’allantoina si è dimostrata attiva come
      cicatrizzante, ammorbidente, cheratolitico. Essa favorisce l’idratazione
      cutanea e il distacco dei corneociti.
      Tocoferolo: la vit.E viene usata sia per via sistemica, in associazione
      con l’acido ascorbico per bloccare la formazione di nitrosamine, composti
      cancerogeni, sia topicamente come idratante naturale. Possiede attività
      antiossidante e previene lo stress ossidativo prodotto dai radicali liberi
      sulle membrane cellulari. Partecipa direttamente alla costituzione delle
      membrane fosfolipidiche. Come ampiamente dimostrato, i raggi ultravioletti
      inducono formazione di perossidi nella loro interazione con la cute. L’uso
      locale di tocoferolo riduce sperimentalmente il danno attinico cutaneo
      migliorando indirettamente l’elasticità e contrastando l’invecchiamento
      della pelle. Un recente studio suggerisce un ruolo di protezione
      foto-cancerogena al tocoferolo quando incorporato in schermi solari. Studi
      autorevoli hanno dimostrato che il tocoferolo è una molecola in grado di
      penetrare in profondità nella pelle, fino al derma.

      BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE
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inserita da: il 22/02/2008

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