03/08/2008 - Congresso internazionale di dermatologia plastica: dermocosmetologia e inve...

10/05/2008 - Come diagnosticare e trattare le onicomicosiIl corso è rivolto ai medici sp...

05/05/2008 - IV corso di dermatopatologia al microscopio multivisione IL CORSO CONSISTE...

 
A | B | C | D | E | F | G | H | I | J | K | L | M | N | O | P | Q | R | S | T | U | V | W | X | Y | Z

Acromie cutenee
Allergie da farmaci
Eczema
Ghiandole sebacee
Infezioni batteriche
Infezioni fungine
Infezioni virali
Lichen
Linfomi
Mal.Ematologiche
Mal.Endocrine
Mal.Fotoindotte
Mal.Genetiche
Mal.Immunitarie
Mal.Metaboliche
Mal.Mucose
Mal.Nutrizionali
Mal.Parassitarie
Mal.sess.trasmesse
Malattie dei peli
Malattie vascolari
Melanoma
Pigmentazioni cut.
Precancerosi
Psicosomatosi
Psoriasi e ittiosi
Tumori benigni
Tumori maligni
Unghie malattie
Varie

Varie - Cicatrici e Cheloidi: Trattamento conservativo e prevenzione

Il processo di cicatrizzazione in tutte le sue fasi viene riconosciuto come il normale esito ad un insulto esterno. I cheloidi sono invece da imputare ad un anomala risposta agli stessi stimoli e costituiscono, sin dalla loro prima descrizione nel 1806,  ancor oggi un serio problema terapeutico.

La cicatrice è spesso considerata dai pazienti come antiestetica, fastidiosa, pruriginosa e dolorosa; può essere funzionalmente e psicologicamente invalidante e condiziona il giudizio sulla chirurgia e sul chirurgo.

Sullivan et al. nel 1990   proposero una classificazione clinica delle cicatrici definita “The Vancouver scale” che a tutt’oggi viene ritenuta come la più appropriata. In base a tale classificazione si riconoscono cicatrici immature, mature, diastasata, ipertrofica lineare, ipertrofica estesa (da ustione), cheloidi minori e maggiori.

La cicatrice matura è piana e chiara, quella immatura è rossa, moderatamente rilevata, talora pruriginosa e/o dolorosa e tende ad evolvere in cicatrice matura nel giro di qualche mese a volte con esiti discromici.

La cicatrice diastasata (tipica è la cicatrice post-chirurgica) è una cicatrice clinicamente simile alla matura ma che per povertà di fibre collagene ed elastiche non è in grado di sostenere le forze di tensione trasversali e tende quindi ad avere dimensioni finali nettamente maggiori rispetto a quelle iniziali.

La cicatrice ipertrofica lineare, spesso di origine chirurgica o traumatica, si presenta rossa, rilevata, ma entro il perimetro della ferita originaria. In genere si manifesta entro 4 settimane dal trauma. Peggiora per 3-6 mesi per  poi regredire progressivamente. L’evoluzione completa è in genere compresa tra i 12 ed i 24 mesi. L’aspetto finale è in genere bombato, talora allargato, ed il colore da normale a un po’ arrossato. E’ frequente l’esito in retrazione.

La cicatrice ipertrofica estesa è tipica delle ustioni. Si presenta come arrossata e rilevata, spesso sintomatica, contenuta entro il perimetro della lesione originaria e con tendenza incostante verso la maturazione completa. L’evoluzione maturativa è comunque molto lunga: le cicatrici di questo tipo possono infatti continuare a migliorare anche per  anni. Frequentissimi sono gli esiti retraenti mentre più rara ma da tenere in considerazione è l’involuzione neoplastica anche a decenni di distanza dal trauma.

I cheloidi minori sono cicatrici rilevate, sintomatiche, debordanti verso il tessuto normale. Hanno una insorgenza anche tardiva (da 3 a 12 mesi dopo il trauma) e una  assoluta nessuna tendenza alla risoluzione spontanea.

I cheloidi maggiori sono cicatrici molto rilevate, debordanti e sintomatiche, talora causate da traumi irrilevanti o misconosciuti. Spesso tendono ad espandersi per diversi anni.

Le cicatrici ipertrofiche ed i cheloidi sono una prerogativa della sola razza umana. L’assenza, quindi, di possibili modelli sperimentali umani rende estremamente difficile la ricerca.

La genesi di una patologia cicatriziale è strettamente individuale, geneticamente determinata, influenzata dalla geografia corporea e dalle modalità di guarigione della ferita.

Il processo cicatriziale si articola in 4 fasi (Emostasi, Infiammazione, Granulazione, Rimodellamento). Nell evoluzione ipertrofica o cheloidea si può osservare come nella fase dell’emostasi possano essere presenti piastrine capaci di rilasciare maggiori quantità di fatoori di crescita e come possano essere presenti “ fibroblasti da cheloide” caratterizzati da minor capacità fibrinolitica. Nella fase dell’infiammazione si possono osservare macrofagi e neutrofili che rilasciano una maggiore quantità di  citochine profibrotiche, diffuse alterazioni immunitarie sia qualitative che quantitative (soprattutto delle cellule di Langherhans, linfociti T). I pz. che manifestano una tendenza a sviluppare cheloidi più di frequente hanno un habitus allergico presentando spesso un incremento quantitativo delle IgE. Nella fase della granulazione si può osservare un eccesso di neovascolarizzazione e di deposizione di collagene oltre che un difetto di degradazione della matrice primitiva o un eccesso di sintesi di quella secondaria. Nella fase del rimodellamento c’è un eccesso di ac. Jaluronico e di proteoglicani oltre ad assistere ad  una persistenza di collagene III, una prolungata sintesi di collagene e una ridotta collagenolisi.

In conclusione cicatrici ipertrofiche e cheloidi sono espressioni diverse di disturbi quantitativi e qualitativi dei fenomeni di cicatrizzazione. Tali disturbi coinvolgono tutte le fasi della cicatrizzazione e riconoscono certamente una predisposizione genetica dimostrata da: tendenza razziale, tendenza familiare e tendenza individuale.

Le fasi patogenetiche che portano, quindi,  a cicatrici ipertrofiche e cheloidi non sono chiare.
In generale, meno un processo patologico è noto nel suo determinismo, più sono numerosi i suggerimenti terapeutici per trattarlo. Tuttavia, più numerosi sono i trattamenti , meno gli stessi sono efficaci. Numerosissimi sono stati gli studi effettuati per determinare incidenza, etiologia, patogenesi e aspetti istologici delle cicatrici ipertrofiche e dei cheloidi.

Concentrandoci solo su prevenzione e trattamento si può osservare come sino al 2002 non esistessero linee guida univoche e universalmente accettate.  Possiamo oggi dire che i protocolli di prevenzione e trattamento sono concettualmente e praticamente simili.

Le possibilità terapeutiche descritte in letteratura sono varie. Le più note e scientificamente provate con trias clinici sono l’escissione chirurgica (eseguita da sola porta ad una recidiva del 45 – 50%; questa percentuale è inferiore al 45% se si associa l’infiltraione intralesionale di corticosteroidi e scende al 10% sella chirurgia segue una radioterapia locale), l’infiltrazione intralesione di corticosteroidi (2,5 – 20 mg/ml per il volto e 20 – 40 mg/ml per il corpo; risposta dal 50 al 100%; recidive dal 9 al 50% ma spesso dolore, teleangectasie e atrofie nelle regioni trattate), la compressione (da 24 a 36 mmHg; deve essere eseguita per 6-12 mesi; è il gold standard per i grandi ustionati ma i risultati sono controversi) e il silicone gel sheeting (la cui efficacia è dimostrata sin dagli anni ottanta e che può anche essere utilizzato come carrier farmacologico).

Altre ma meno studiate terapie possono essere:

la radioterapia, la laserterapia, la crioterapia, farmaci topici quali la Vit. E, l’estratto di cipolla, l’allantoina, la Centella Asiatica e l’ac. Retinico, terapie fisiche quali l’idroterapia, i massaggi, gli ultrasuoni e i campi magnetici, farmaci sistemici quali la colchicina,  la D-penicillamina e gli antistaminici. Recenti studi suggeriscono l’uso di interferone e antiblastici intralesionali.

Considerando l’efficacia e lasciando a centri specializzati le metodiche più invasive o complesse si ritiene che le due terapie migliori siano la corticoterapia intralesionale e l’utilizzo di silicone gel sheeting. Recenti studi, ma soprattutto l’EBD, hanno segnalato come l’utilizzo di gel di silicone possa portare agli stessi risultati (Dermatix) risultando certamente più comodo al volto (che può inoltre essere poi sottoposto a maquillage)e  in altre regioni corporee di difficile applicazione delle laminette di silicone (es. mani e piedi)

Massima attenzione deve essere riposta nelle tecniche chirurgiche onde ridurre al minimo le forze di tensione locali ed il rischio infettivo.

A ciò deve seguire l’applicazione anche per 2 mesi di cerotto microporoso elastico sulle cicatrici.

Se il pz. presenta medio o alto rischio di patologie cicatriziali sulla ferita è necessario applicare o un silicone gel sheeting o un gel di silicone (Dermatix- ICN) 2 volte al di per almeno 2 mesi per almeno 12 ore al giono. A questa terapia può essere associato una corticoterpia intralesionale a frequenza mensile.

inserita da: Dott. Matteo Tretti ClementoniDott. Matteo Tretti Clementoni il 22/02/2008

Torna Indietro

     
 
Sei un ricercatore ? Sei un medico ?
Vuoi collaborare scrivendo un articolo su
Dermatologia Genitale ?
Entra nell'area editori.
 
Inserisci il tuo indirizzo e-mail, per ricevere gli aggiornamenti di Dermatologia Genitale.

® 2007 Dermatologia Genitale. Tutti i diritti sono riservati.